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L'estensione delle tre province di Brindisi, Lecce e Taranto, alle quali oggi ci si riferisce con l'espressione Grande Salento ricalca grosso modo l'antica Terra d'Otranto. Esse hanno una popolazione complessiva di 1.797.865 unità. Possiamo parlare di Salento in senso più culturale che geografico: la sua estensione si riduce a 5.329 km², con una popolazione di 1.536.969 abitanti.

Il Salento - cenni turistici

Nel Salento il sole vi bacia tutto l’anno. Il fascino dell’arte, l’ottima cucina mediterranea e l’ospitalità sincera vi accolgono in un paesaggio da sogno, dalla costa adriatica con le marine di Otranto, Melendugno, Santa Cesarea Terme e Leuca, allo Ionio che bagna Porto Cesareo, Portoselvaggio e Gallipoli.
Qui il Medioevo si colora d’Oriente e antiche filastrocche in “griko” risuonano nella Grecìa Salentina, come a Melpignano, dove antichi ritmi diventano musica contemporanea nella Notte della Taranta.
Qui siete nella penisola verde tra due mari, terra magica in cui misteriosi dolmen e menhir indicano il cammino, nascosti tra gli ulivi e i muretti a secco nelle campagne tra Giurdignano e Minervino di Lecce, dove sorgono antiche masserie oggi trasformate in affascinanti strutture ricettive. A passo di trekking, andate alla scoperta di chiese paleocristiane e frantoi ipogei e non perdete lo spettacolo naturale delle grotte marine di Castro e Santa Maria di Leuca.
Una passeggiata a Lecce è un viaggio nel barocco, tra chiese e palazzi ricamati nella pietra, cortili, giardini segreti e la sorpresa di un anfiteatro romano nel cuore della città. A Brindisi, invece, potete visitare due castelli e godervi il panorama sul lungomare Regina Margherita.
Nei borghi si svelano le botteghe artigiane di cartapesta e pietra leccese e sulla tavola stanno tutti i sapori del Salento, da accompagnare con ottimo vino locale, sopratutto quello neritino: la “tria”, pasta fatta in casa preparata con i ceci, saporite verdure selvatiche e dolci prelibati come il “pasticciotto” dal cuore di crema e lo “spumone”, ottimo gelato artigianale

FONTE: www.viaggiareinpuglia.it

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Nardò (Neritum o Neretum in latino, Nerìton in greco, Naretòn in messapico) è un comune italiano di 31.957 abitanti (dati Istat 31.5.2012) della provincia di Lecce in Puglia.
Secondo centro della provincia per popolazione ed estensione territoriale, dal 1952 si fregia del titolo di città. Sorge in posizione pianeggiante a sud-ovest del capoluogo provinciale e include un tratto della costa ionica del Salento.

Storia di Nardò

Le origini

Secondo la tradizione, la città di Nerìton fu fondata da un gruppo di cretesi-micenei. Come tutte le città antiche, anche Nardò avrebbe origini leggendarie. Una leggenda narra che la città fu fondata nell'anno 3559 a.C. del calendario ebraico dal mitologico Nereo, proveniente dall'isola greca di Leucade. Si dice, inoltre, che la città fu edificata là dove un Toro, raspando il terreno con lo zoccolo, fece zampillare acqua, facendo risalire l'etimologia del nome all'illirico "NAR" che vuol dire proprio acqua. La città ha radici antichissime e forti testimonianze di ogni epoca, dalla preistoria in poi. Numerosissimi i reperti e le testimonianze ritrovate su tutto il territorio, in particolare nella Baia di Uluzzo, nelle diverse grotte, soprattutto in quella di "Uluzzu" e del "Cavallo". Gli elementi archeologici rinvenuti in queste due grotte sono considerati come le prime manifestazioni di arti figurative esistenti in Europa, catalogati nel Paleolitico Medio e Superiore.


Antichità

Si ipotizza che la nascita di Nardò come centro abitato risalga al VII secolo a.C. con la presenza di un insediamento messapico. Nel 460 a.C. i salentini-messapi di "Neriton" si allearono con Atene nella lotta contro Siracusa. Nel III secolo a.C., la città divenne alleata di Pirro e dei Tarantini nella guerra contro i Romani. Nel 216 a.C. passò sotto il controllo dei cartaginesi. Tra il 90 e l'88 a.C. la guerra sociale vide il Salento diviso tra le città latine e italiote, fedeli a Roma, e quelle ribelli dei Messapi, in seguito duramente punite. La sconfitta subita nella cosiddetta Guerra Sociale dagli alleati italici contro Roma, portò Nardò alla rovina in cui giacque per tutta la durata della Repubblica. Nel 26 a.C. gli imperatori Traiano e Adriano la inclusero in un programma di ampliamento della rete viaria dell'Impero. La nuova strada, che doveva creare un'alternativa alla via Appia, era la "Traiana Salentina" e doveva collegare le città di Taranto, Manduria, Nardò, Alezio, Ugento e Vereto.


Alto Medioevo

In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) e alle battaglie tra Bizantini e Goti (544), a Nardò si stabilì la dominazione bizantina (552-554), e solo per un breve periodo che va dal 662 al 690, quella dei Longobardi. Nel 761, alcuni monaci basiliani provenienti da Oriente approdarono sulla costa neretina. Accolti dalla cittadinanza, secondo la leggenda riportata dallo storico neretino Giovan Bernardino Tafuri, i monaci donarono al paese le reliquie di San Gregorio Armeno, evangelizzatore dell'Armenia e fondatore dell'omonima chiesa, le reliquie di San Clemente e il Simulacro del Crocifisso Nero. In seguito alla dominazione bizantina e alla fondazione dell'abbazia basiliana, la lingua greca divenne la principale lingua di Nardò. Tra il 901 e il 924 Nardò fu attaccata e saccheggiata dai Saraceni provenienti dalla Sicilia.


Dal XI al XVI secolo

Nel 1058 Goffredo il normanno si impadronì di Nardò e Lecce. Tra il 1088 e il 1092, per ordine dello stesso Goffredo, si ricostruirono le mura della città e fu edificato un castello mentre ai monaci benedettini fu concesso di insediarsi al posto dei basiliani nell'Abbazia di Santa Maria di Nerito.
Si susseguirono nel tempo gli Svevi con Federico II ed il fedele vassallo Simone Gentile (1212), poi le truppe papali, sconfitte poi dai mercenari Saraceni che restituirono la città agli Svevi (1255), e gli Angioini che, spinti dalla Santa Sede, conquistarono Nardò e decapitarono Simone Gentile nella pubblica piazza (1269).
Sotto il dominio dei del Balzo, durante lo scisma della chiesa cristiana, l'antipapa Clemente VII trasformò la sede abbaziale di Nardò in episcopato fino al 1400. I del Balzo furono sconfitti dagli Aragonesi che assegnarono la città al conte Belisario Acquaviva (1497). Egli riabbellì la città architettonicamente, rifece strade e scuole, favorì accademie e altre pubbliche istituzioni.
Nel 1507, sotto il suo influsso, fu rifondata l'Accademia del Lauro, ma nonostante le sue qualità, rimase comunque un despota e un oppressore per i neretini, pretendendo che tutta la giurisdizione civile, penale ed ecclesiastica ricadesse nelle sue mani. Nel 1528 le truppe francesi, al fianco di Francesco I nella guerra tra Francia e Spagna per il Regno di Napoli, assediarono e occuparono Nardò, distruggendo interi tratti di mura e alcune chiese. Subito dopo però, i francesi fuggirono a causa della peste e la città tornò a essere di proprietà demaniale grazie all'intervento dell'imperatore Carlo V che aveva riscontrato nei neretini un'avversione nei confronti degli Acquaviva. Nel 1532 la città tornò alle dipendenze della casata e vi rimase fino al 1806 quando il feudalesimo fu abolito.
Nel 1635 Fabio Chigi, patrizio senese e futuro papa Alessandro VII, fu nominato vescovo anche se non mise mai piede nella diocesi neretina. In quell'anno Nardò era governata da donna Caterina Acquaviva, che però morì l'anno successivo, il 1636, passando il testimone a suo figlio, Giovan Girolamo Acquaviva. Questi passò alla storia della città con il soprannome di Guercio di Puglia e fu la causa di una rivolta del popolo nel 1647, repressa nel sangue.


Settecento e Ottocento

La città impiegò molti anni per riprendersi dalle orrende vicende della rivolta e solo agli inizi del Settecento tornò alla normalità, soprattutto all'elezione del vescovo Antonio Sanfelice del 1708 che nei trent'anni del suo vescovado incentivò innumerevoli attività culturali. Del 1724 è la rinascita dell'accademia neretina chiamata degli "Infimi Renovati".
Ma il rifiorire della cultura locale fu disastrosamente interrotto la sera del 20 febbraio 1743, quando un terribile terremoto scosse la città. La tradizione vuole che la statua di San Gregorio Armeno, posta sulla sommità del Sedile cittadino si sia miracolosamente orientata verso ponente in direzione dell'epicentro e con la mano abbia placato la furia del sisma. 112 furono i morti e sarebbero stati molti di più, sempre secondo la tradizione, se non si fosse ottenuta l’intercessione del Santo, divenuto in seguito a questo episodio il Santo Patrono Protettore della città. Il sisma raggiunse il IX grado della Scala Mercalli e sembra che l’epicentro fosse localizzato nel canale di Otranto.
Il 29 aprile 1797 la città ricevette la visita del re Ferdinando IV di Napoli. Con l'abolizione del feudalesimo, la città non fu più soggetta alla tirannia della famiglia Acquaviva, che rimase però titolare di numerose proprietà. Nel 1810 anche a Nardò si diffuse la Carboneria con la setta della Fenice Neretina. Nel 1818 vi furono gli scontri fra i Carbonari e le truppe dei Borbone nelle campagne tra Nardò e Copertino. In seguito all'unificazione del 1861, Nicola Giulio fu il primo sindaco del Regno d'Italia.


XX secolo

Una fase importante per la storia contemporanea di Nardò fu l'immediato dopoguerra quando, tra il 1943 e il 1945, la popolazione neretina accolse a Santa Maria al Bagno un campo profughi di ebrei scampati ai campi di concentramento nazisti, organizzato dagli Alleati. I neretini, pur con le difficoltà della guerra, accolsero i profughi non protestando quando ad alcuni di essi furono requisite la case della villeggiatura, per ospitare gli ebrei. Anzi, i neretini furono solidali con gli ebrei e legarono con essi rapporti d'amicizia che tuttora durano. I profughi lasciarono impresse le tracce della loro permanenza attraverso dei Murales che narrano quegli anni.
Il 14 gennaio 2009 nasce a Santa Maria al Bagno il Museo della Memoria e dell'Accoglienza, che all'interno custodisce i Murales Ebraici realizzati da Zivi Miller, sottoposti ad un'attenta e scrupolosa opera di restauro.
Nella commemorazione della Giornata della Memoria del 2005, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì alla Città la Medaglia d'Oro al Merito Civile. Il gonfalone della città è stato insignito del massimo riconoscimento il 25 aprile dello stesso anno, in occasione del LX anniversario della Liberazione, nel Palazzo del Quirinale. Dal campo profughi di Nardò inoltre, transitarono importanti personaggi della storia del futuro Stato di Israele, una tra tutti Golda Meir.

FONTE: wikipedia